venerdì 17 agosto 2012

La strana famiglia Mendelssohn: 2°- la Felix età dell'oro

La ricca famiglia Mendelsshon era molto attenta all'educazione dei figli, educazione veramente completa che spaziava tra musica, lingue straniere, arte e letteratura arrivando a mettere a disposizione  anche un'orchestra per provare le  composizioni.
Felix era portato, oltre che per le lingue come il nonno paterno, anche il disegno divenendo un buon pittore di paesaggi.

Acquerello dipinto da Felix Mendelsshon  nel 1836

Egli ricevette lezioni di musica dal pianista Ludwig Berger e dal violinista Eduard Rietz. Nella sua prima educazione musicale, tuttavia, ad avere l'influenza maggiore fu lo studio condotto con Friedrich Zelter, l'arcigno direttore della Singakademie di Berlino, che lo sottopose ad un rigoroso studio che seguiva le tradizioni della Germania del nord nell'istruzione musicale, tradizioni che derivavano in ultima analisi da Bach.

Felix Mendelssohn in
 un ritratto giovanile

Quella di  Mendelssohn fu sostanzialmente un'educazione  settecentesca, e la straordinaria facilità (e alle volte il conservatorismo) della sua musica riflette questo tirocinio iniziale.
Trasferitosi a Berlino con i familiari nel 1819 proprio Friedrich Zelter   lo presentò nel 1821 ad un già anziano Goethe, il quale lo prese subito in simpatia legandosi molto al fanciullo prodigio. Egli lo confrontò persino a Mozart bambino avendo ascoltato quest'ultimo a Francoforte.
Felix e sua sorella Fanny ebbero come  precettore per le materie umanistiche Karl Ludwig Heyse, il padre dello scrittore Paul Heyse.
La memoria eccezionale  di cui era dotato Felix non l'aiutò solamente in ambito musicale: nei primi mesi del 1821 sappiamo che lesse Cesare e Ovidio e studiò con profitto (da una lettera di  Heyse ad Abrahm Mendelssohn)  storia, geografia, aritmetica e francese. Un prova delle capacità intelletuali del giovane ci proviene da un poema eroicomico (genere letterario in voga nel '600 e '700) dal titolo Paphlëis redatto in tedesco durante l'ultima parte del 1820 o all'inizio del 1821.

Copertina del poema Paphlëis scritto
da Felix Mendelsshon (ed. Ursula Galley)

Felix fu un appassionato classicista approfondendo successivamente con  sorella Rebecka il greco antico, è del 1826 una sua traduzione della Ars poetica di Orazio. (il manoscritto originale è conservato presso la Staatsbibliothek di Berlino).

J. Katz nel suo "Jews and Freemasons in Europe, 1723-1929" (ed. Cambridge Mass 1970)  sostiene di non aver riscontrato in nessun documento  relazioni tra Logge Massoniche e membri della famiglia Mendelsshon: la prima  fonte che cita Moses Mendelsshon tra i membri della Massoneria è nel 1917 l'annuale "Bulletin of the International Masonic Congress" che però non aggiunge nessuna altra informazione più dettagliata in merito. Sicuramente gli ebrei  (o cristiani provenienti da famiglie di ebrei)  erano accettati più facimente nelle Logge inglesi  rispetto a quelle tedesche (in parte anche a quelle francesi) ove il credere in Dio sottintendeva spesso al credere nel Dio trinitario cristiano.

Una composizione poco nota di Felix Mendelsshon è l'aria "Infelice" pubblicata nel 1834 su testi provenienti da quattro libretti di Metastasio  miscelati tra loro.
Il soggetto è l'abbandono di una donna da parte dell'amato, tema già affrontato dall'opera italiana nelle varie versioni della Didone abbandonata o da Beethoven in Ah! Perfido (op.65). L'intramezzo Ah, Ritorna, età dell'oro è una struggente (e bellissima) aria che comunica efficacemente all'ascoltatore l'agrodolce nostalgia della protagonista.


Spartito da Ah, Ritorna, età dell'oro 

Ma, come cita il proverbio, "NON E' TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA"


Fanny Mendelssohn nacque quattro anni prima del fratello Felix permettendogli di usufruire degli stessi insegnanti di musica, tra cui il già citato Friedrich Zelter.

Come Clara Schumann anche Fanny era una bambina prodigio dotata di eccezionale talento e di originalità creativa,  etrambe  sacrificarono le proprie ambizioni per amore rispettivamente del marito e del fratello. E' ormai accertato che Fanny fu l'autrice di 4 libri di brani per piano e anche di sei Lieder che Felix Mendelssohn fece passare per suoi, indubbiamente inferiore a lei come pianista.



Fanny Mendelsshon in uno
schizzo di Wilhelm Hensel

Fanny, spinta anche dalla volontà del padre, mise presto da parte le sue composizioni e si dedicò interamente a far conoscere, nelle Domeniche musicali organizzate nella sua casa di Amburgo, le opere del fratello.

"Incoraggiarla su una strada che non considero appropriata è per me una cosa impossibile"

Così scrisse Felix Mendelssohn a proposito della inequivocabile vocazione della sorella e così Fanny morì poco più che quarantenne: mentre suonava al piano un'opera dell'adorato fratello.
Già da un decennio è  in atto in Germania una rigorosa revisione delle opere di Felix Mendelssohn  e molti brani pubblicati a suo nome sono ora attribuiti a Fanny. Incerta rimane la mano che scrisse Infelice / Ah, Ritorna, età dell'oro:
adirittura esistono di quest'opera due versioni, una del 1834 l'altra del 1843 con il titolo variato in Infelice / Ah, Ritorna, età felice. Chissà, forse entrambe sono state scritte dalla dolce Fanny.

link alla tabella di confronto tra i due testi: http://riviste.paviauniversitypress.it/infelice    

Eppure il legame tra donna e musica, antico quanto la storia dell'umanità, è sempre stato vivo e strettissimo. Le prime testimonianze risalgono a migliaia di anni fa, e si riferiscono alle sacerdotesse che durante gli anni dell'Impero Accadico, composero in lingua sumera inni in onore della dea Inanna, madre di tutto il creato. Vera e propria cantautrice, come si direbbe oggi, fu l'egiziana Iti che 2500 a.C., accompagnava il proprio canto con sistri o arpa. Nell'antica Grecia le etere musiciste sono tenute in grande considerazione; Saffo, la leggendaria e infelice poetessa di Lesbo, arricchisce i suoi versi di musica.

Musicanti nell'antico Egitto
Le gainat, cantatrici arabe, hanno avuto un ruolo di rilievo nella vita culturale islamica; la più nota era la bellissima Oraib, nata a Bagdad nel 797, che, venduta come schiava ad un califfo,  ottenne denaro e gloria con dolci melodie. Nei castelli di Provenza non sono solo i trovatori a cantare l'amor cortese: le trobaritz scrivono canzoni e tenzoni, semplici e fresche composizioni dedicate ai loro amati. Nei conventi le suore scrivono nel silenzio delle celle volumi di canti e di salmi: la più famosa è la mistica tedesca Hildegarde von Bingen autrice di una delle più ricche e originali raccolte di canti sacri del Medio Evo.  Quanti conoscono le opere di Barbara Strozzi, la veneziana autrice di madrigali e cantate, o quelle di Francesca Caccini, chiamata la Cecchina?
Eppure nella Firenze della prima metà del Seicento la figlia di Giulio Caccini, membro della Camerata del conte Giovanni de' Bardi, ha un successo straordinario non solo come cantante e suonatrice di liuto, clavicembalo e chitarrinetto, ma anche come compositrice di opere teatrali. La sua Liberazione di Ruggiero dall'isola di Alcina, favola mitologica rappresentata nella Villa Medicea di Poggio Imperiale, affascina il principe Ladislao Sigismondo, che la fa mettere in scena a Varsavia.



















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